In data 20 novembre 2025 la Commissione Europea ha presentato una proposta di revisione (documento integrale) del Regolamento sulla finanza sostenibile (SFDR), con l’obiettivo di superare le criticità emerse negli ultimi anni e costruire un quadro normativo più semplice, coerente e realmente utile agli investitori, in particolare a quelli retail. Secondo la Commissione, l’attuale impianto del SFDR ha infatti generato un sistema informativo eccessivamente complesso, caratterizzato da documenti lunghi, difficilmente confrontabili e spesso poco efficaci nel rappresentare in modo chiaro le caratteristiche di sostenibilità dei prodotti finanziari, favorendo in alcuni casi fenomeni di greenwashing e ostacolando il convogliamento dei capitali verso investimenti effettivamente sostenibili, in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo. Per rispondere a tali problemi, la proposta prevede interventi strutturali su più livelli:

– Alleggerimento degli obblighi informativi: vengono eliminati, tranne per soggetti già ricompresi nel perimetro della CSRD, gli obblighi di rendicontazione dei “principali impatti negativi” (PAI) relativi alla sostenibilità a livello di entità.

– Razionalizzazione delle informazioni richieste sui prodotti: le informazioni saranno focalizzate su dati effettivamente disponibili, verificabili e confrontabili,

– Rafforzamento della tutela degli investitori al dettaglio: rendere le informazioni più fruibili per i piccoli investitori, in coerenza con l’iniziativa UE per l’Unione dei risparmi e degli investimenti (SIU)

– Introduzione di un nuovo sistema uniforme di classificazione dei prodotti ESG: La Commissione propone tre categorie standardizzate che andranno a sostituire l’attuale approccio fondato sugli artt. 8 e 9 del SFDR, riducendo ambiguità e allineandosi agli Orientamenti ESMA sui nomi dei fondi (prodotti sostenibili, prodotti di transazione, prodotti ESG di base)

– Requisiti minimi per i prodotti classificati: Per poter rientrare in una delle nuove categorie, i prodotti dovranno rispettare condizioni precise, tra cui avere almeno il 70% degli investimenti deve essere coerente con la strategia di sostenibilità dichiarata e escludere le imprese coinvolte in violazioni gravi dei diritti umani, produzione di tabacco, armi vietate e attività legate ai combustibili fossili oltre determinate soglie.